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Sant’Apollinare

Sant’Apollinare, primo vescovo di Ravenna, fu martirizzato verso la fine del II secolo.

La vita, le opere, il culto

Sant’Apollinare, primo vescovo di Ravenna, fu martirizzato verso la fine del II secolo. Egli è Patrono di Ravenna e della Regione Ecclesiastica Emilia-Romagna. La sua festa liturgica, fin dall’antichità, è attestata al 23 luglio.

Diverse fonti ne trasmettono la vita, le opere, il culto. La fonte più antica del culto verso il protovescovo è costituita dal Sermone 128, un’omelia pronunciata da Pietro Crisologo vescovo di Ravenna nella prima metà del V secolo (426-450): Apollinare è ricordato come il primo vescovo della chiesa ravennate e «l’unico che adornò questa Chiesa locale con l’eccelso nome del martirio». Il Sermone riconosce Apollinare come buon pastore, espressione che molti hanno voluto leggere come tema ispiratore della sua raffigurazione nel mosaico della Basilica di Sant’Apollinare in Classe: «Ecco, è vivo, ecco, come il buon pastore fa sorveglianza in mezzo al suo gregge». Al centro del catino absidale il Santo, vestito di una casula impreziosita dalla presenza di numerose api d’oro, è rappresentato nella classica posa dell’orante con le braccia alzate e le palme delle mani rivolte al cielo, in un atteggiamento di totale fiducia in Dio; sulle spalle porta il pallio, segno dell’amorevolezza del Pastore verso il suo gregge, il capo è cinto da un nimbo racchiuso da luminose perle. Accanto a lui sono dodici pecorelle, sei per parte, a simboleggiare la chiesa ravennate. Un’iscrizione latina, preceduta dalla croce, ne ricorda il nome e la santità: Sanctus Apolenaris.

Un altro importante documento del V secolo è costituito dal Martirologio Geronimiano che riporta la data liturgica del 23 luglio. 

Nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe, visibile sul muro della navata destra, è la lapide dedicatoria dell’arcivescovo Massimiano, iscrizione che ricorda l’antico luogo di sepoltura del Santo prima che il suo corpo venerato fosse spostato nella Basilica omonima eretta in suo onore: il testo, del VI secolo, definisce Apollinare Sacerdos, cioè vescovo e Confessor, cioè martire. 

La Passio Sancti Apollinaris, testo che la critica data tra il VI ed il VII secolo, è un documento agiografico importantissimo che permette di ricostruire la vita, il culto, l’iconografia del protovescovo ravennate. Sant’Apollinare da Antiochia, sua città di origine, sarebbe andato a Roma insieme a San Pietro, per essere in seguito inviato, dallo stesso Apostolo, a Ravenna per annunciare il Vangelo tra i pagani, predicando e operando prodigi: «Il beato Pietro disse al suo discepolo Apollinare: “Tu che siedi con noi, ecco che sei istruito su tutto quello che ha fatto Gesù. Alzati e ricevi lo Spirito Santo e nello stesso tempo il pontificato, e recati nella città che si chiama Ravenna. C’è là un popolo numeroso. Predica a essi il nome di Gesù e non aver paura. Infatti tu sai bene chi sia veramente il Figlio di Dio che restituì la vita ai morti e porse la medicina agli ammalati”. E dopo molte parole il beato apostolo Pietro, pronunciando una preghiera e ponendo la mano sul suo capo, disse: “Il Signore nostro Gesù Cristo mandi il suo angelo che prepari la tua strada e ti conceda quanto avrai chiesto”. E baciandolo lo congedò».

A Ravenna Apollinare guarisce i ciechi, gli infermi, i muti, sana i lebbrosi, scaccia i demoni, ridona la vita ad una fanciulla morta, la figlia di Rufo che aveva il comando di Ravenna, la sua parola distrugge le statue degli idoli. La Passio registra l’attività missionaria del Santo oltre la sua città di elezione, nell’Emilia, lungo le coste di Corinto, dove farà naufragio, lungo le rive del Danubio ed infine in Tracia, presentando così la figura di Sant’Apollinare come quella di un evangelizzatore itinerante. Il ritorno a Ravenna segna, nel racconto agiografico della Passio, l’ultima parte di vita del Santo: il testo riporta gli ultimi miracoli compiuti ed il suo costante annuncio della Parola del Signore prima di subire il martirio per mano dei pagani, non lontano dalla città di Classe, luogo dove verrà sepolto «in un’arca di sasso».

Anche la Passio registra la data liturgica del 23 luglio: «Il beatissimo Apollinare, sacerdote e martire di Cristo, fu martirizzato nella città di Ravenna sotto l’imperatore Vespasiano il 23 luglio, regnando nostro Signore Gesù Cristo, al quale è onore e gloria nei secoli dei secoli». 

Anche il Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis, un testo databile al IX secolo composto dal sacerdote ravennate Andrea Agnello – opera dove sono raccolte le Vite di numerosi vescovi ravennati del primo millennio – riprende e sintetizza i temi della Passiolegati alla sua vita e ai primi discepoli che, dopo di lui, sederanno sulla cattedra episcopale ravennate: Sant’Aderito, Sant’Eleucadio, San Marciano, San Calocero. 

Un’antica tradizione attestava il martirio di Sant’Apollinare al 74 d.c. pochi anni dopo il martirio dell’apostolo Pietro, una leggenda agiografica che rimarcava il legame tra il protovescovo ravennate ed il vescovo di Roma. Ancora alla fine del XIX secolo era attestata questa memoria: nel 1874 la chiesa ravennate celebrò solennemente l’anniversario del XVIII° centenario del martirio di Apollinare. Fu in quell’occasione che l’arcivescovo di allora, Mons. Vincenzo Moretti (1871-1879), decise di trasferire parte delle reliquie del Santo vescovo, il capo e la mano destra, nel Duomo di Ravenna, dove ancor oggi si trovano, in una teca collocata entro l’altare maggiore. 

La questione sul luogo della sepoltura del Santo nei secoli passati è stata oggetto di un’importante controversia tra i monaci classensi ed i monaci della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, disputa nella quale intervenne direttamente Papa Alessandro III (1159-1181) che, nel 1173, decise di inviare un suo rappresentante per verificare quale dei due monasteri custodisse realmente le spoglie del protovescovo. Le reliquie di Apollinare furono rinvenute nella cripta della Basilica classense: sul corpo del Santo furono inoltre trovate tre piccole lamine d’argento che riportavano passi inerenti alla sua vita e al suo martirio. 

Il tema legato alle reliquie del Santo è argomento complesso che chiede di essere indagato con particolare cautela. Reliquie di Sant’Apollinare sono attestate, oltre che nella città di Ravenna, anche in altre località tra le quali Camaldoli, Bologna, Roma ed oltre il territorio nazionale, con una particolare attenzione alla Germania, testimonianze che, assieme alle numerose chiese a lui dedicate, mostrano come il culto del Santo protovescovo ravennate, abbia avuto nel tempo una vasta diffusione.

L’iconografia di Sant’Apollinare ha concentrato la sua attenzione nel presentarlo come vescovo, raffigurandolo quindi con le insegne episcopali di mitria, pastorale, pallio oppure scegliendo di descrivere alcuni momenti salienti della sua vicenda agiografica: Pietro che invia a Ravenna Apollinare, il Santo che battezza i pagani, scene di miracolo, il martirio.  

Giovanni Gardini

Questo breve testo su Sant’Apollinare è stato pubblicato all’interno della guida iconografica per il patrono di Ravenna: Sant’Apollinare. La vita, le opere, il culto in Sant’Apollinare. Guida iconografica per il patrono di Ravenna a cura di M. G. Marini, Comune di Ravenna, Ravenna 2014.

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