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Non è bello ciò che è bello…

Bellissima è la cattedra d'avorio dell'arcivescovo Massimiano, ma... non a tutti piace!

Al primo piano del Museo Arcivescovile, all’interno dell’antica torre Salustra, è custodita la splendida cattedra d’avorio, monumento di straordinaria importanza datato al VI secolo. È legata alla figura dell’arcivescovo Massimiano: il suo monogramma è appena sopra alla figura di Giovanni Battista e dei quattro evangelisti. 

Il programma iconografico, seppur oggi incompleto, è unico! La fronte dello schienale introduce alla vita di Cristo, dall’annunciazione alla nascita fino all’adorazione dei Magi, mentre le formelle sul retro presentano miracoli, parole e gesti di Gesù. Lungo i fianchi sono dieci episodi, cinque per parte, che evocano la vicenda di Giuseppe l’ebreo una storia, la sua, che fin dall’epoca antica è stata letta come prefigurazione della passione e risurrezione del Signore. 

Se oggi la cattedra di Massimiano è considerata una tra le più preziose testimonianze dell’arte bizantina, ancora nell’800 non tutti la pensavano così. Theodor Mommsen – acclamato erudito, storico ed epigrafista – la vide durante il suo viaggio in Italia e la liquidò con poca attenzione: «La sedia vescovile d’avorio di Massimiano con la storia di Giuseppe; bella non è!». Per giustificarlo, diremo che anche quella notte aveva dormito male come, in effetti, aveva scritto nel suo diario il giorno precedente: «Le zanzare non mi hanno lasciato dormire, per quanto fossi stanco». 

L’immagine è tratta dall’opera di Raffaele Garrucci, Storia dell’Arte cristiana, Prato 1880, Vol. VI, Tav. 414. 

https://www.ravennaedintorni.it/rd-blog/cartoline-da-ravenna/

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