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Storie apocrife

Nella Cattedra di Massimiano diverse immagini traggono ispirazione dai racconti dei vangeli apocrifi.

Nella Cattedra di Massimiano diverse immagini traggono ispirazione dai racconti dei vangeli apocrifi: il dettaglio di Maria che tesse la porpora o la presenza della levatrice Salome nella scena della natività sono elementi che mostrano l’influenza di questi testi sapienziali.

Tuttavia una formella in particolare, quella raffigurante la prova delle acque amare, merita più attenzione di altre perché ispirata esclusivamente alla leggenda apocrifa, non trovando riscontro nei vangeli canonici. Secondo queste antiche tradizioni Maria era una vergine consacrata al tempio e al diffondersi della notizia della sua gravidanza lei e Giuseppe furono richiamati dal sommo sacerdote:

«Disse il pontefice Abiatar: «Viva il Signore! Ora vi farò bere l’acqua della prova del Signore affinché quando bevete si manifesti il vostro peccato». Diede dunque ordine e portarono dal santuario un’idria data da Mosè ai figli di Israele piena dell’acqua di cui si parla nella Legge del Signore. Questa è l’acqua che denuncia i peccatori: a chi la assaggia dopo aver mentito, Dio gli farà apparire un segno sulla faccia». Il testo racconta che Maria si avvicinò all’altare, prese sicura l’acqua della prova e nel momento in cui la bevve «un improvviso splendore apparve sulla sua faccia, e il suo volto fu così trasformato che i figli di Israele non potevano guardarla. Allora tutti i principi e il popolo, vedendo la sua bellezza, restarono ammirati».

Giovanni Gardini

La prova delle acque amare, immagine tratta da Raffaele Garrucci, Storia dell’arte cristiana, vol. VI.

https://www.ravennaedintorni.it/rd-blog/cartoline-da-ravenna/

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