La Vergine orante

Il mosaico della Vergine orante presso il Museo Arcivescovile appartiene a quello straordinario ciclo iconografico che si poteva ammirare nell'antica Basilica Ursiana.
Vergine Orante, mosaico datato al 1112
Vergine Orante, mosaico datato al 1112

Il mosaico della Vergine orante conservato presso il Museo Arcivescovile appartiene a quello straordinario ciclo iconografico, datato al 1112, che fino alla prima metà del XVIII secolo si poteva ammirare nella Basilica Ursiana.

La decorazione musiva, voluta dall’arcivescovo Geremia, presentava alla devozione dei fedeli vari temi strettamente legati alla fede e alla storia della chiesa ravennate: la risurrezione e l’ascensione del Signore, scene della vita di sant’Apollinare oltre a figure di santi.

Nel registro mediano, tra le finestre dell’abside, erano le immagini della Vergine orante con san Giovanni Battista, san Barbaziano e il martire Ursicino. L’iconografia dell’orante, una figura frontale, eretta, con le braccia e le palme delle mani protese verso il cielo, è un’immagine antica che proviene dall’arte pagana, successivamente ripresa e reinterpretata dalla comunità cristiana. Il gesto del pregare con le mani rivolte verso l’alto è, infatti, trasversale a diverse tradizioni religiose e culture.

Questa immagine è presente in ambito funerario già presso il mondo romano e nella prima arte cristiana – nei sarcofagi e nelle pitture delle catacombe – diventerà uno dei temi centrali per esprimere la speranza nella vita oltre la morte. Nell’arte paleocristiana il gesto dell’orante sarà associato a diverse figure bibliche, ma ben presto si legherà indissolubilmente a quella della Vergine tanto da divenire, per secoli, un modello ricorrente per l’iconografia mariana. 

Giovanni Gardini

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