Tre preziose croci nel Museo Arcivescovile di Ravenna

“Un’altra croce dee notarsi, la quale si espone su l’Altar maggiore il Venerdì Santo”
Croce di Maestro Andrea
La Vergine addolorata, dettaglio della Croce di Maestro Andrea

Un’altra croce dee notarsi, la quale si espone su l’Altar maggiore il Venerdì Santo” 

Francesco Beltrami

Al secondo piano del Museo Arcivescovile, nella sala circolare ricavata all’interno della torre Salustra, sono custodite tre significative croci provenienti dal tesoro della Cattedrale. Preziosi e raffinati oggetti di oreficeria appartenenti a diversi periodi storici, testimoniano, nel tempo, il valore della croce quale oggetto liturgico e di devozione. Esse sono la croce di Agnello, la croce di maestro Andrea e la croce reliquiario della Sacra Spina. 

La croce detta del vescovo Agnello

Il beatissimo Agnello fece una grande croce d’argento nella chiesa Ursiana, sopra la cattedra alle spalle del vescovo”. Questa notizia, tramandataci dal Liber Pontificalis ha suggerito l’attribuzione di questa croce stazionale all’Arcivescovo Agnello, pastore della chiesa ravennate tra il 556 e il 569. Inoltre molti studiosi, tra questi Mons. Mazzotti, ritengono che essa sia opera del VI secolo. La croce tuttavia presenta numerosi interventi di restauro che rendono difficoltosa una datazione certa. Certamente appartengono a fasi successive i due medaglioni posti al centro dei bracci che presentano la resurrezione di Cristo e la Vergine orante.

La croce di Agnello in un precedente allestimento

L’originaria iconografia della resurrezione, fedele ai testi evangelici, presenta la tomba vuota e le mirofore accorse al sepolcro; al proposito un interessante confronto va fatto con l’immagine della Resurrezione in Sant’Apollinare Nuovo. Questa antica iconografia lascia spazio, nel tempo, ad una interpretazione diversa, meno fedele al racconto evangelico, nella quale vediamo – come qui nel clipeo centrale della croce – il Cristo, vittorioso sulla morte mentre esce dal sepolcro. 

L’immagine della Madonna, considerata precedente agli interventi del 1559 che avrebbero realizzato l’immagine del Cristo risorto e il braccio inferiore della croce, ricalca un’iconografia antica che a Ravenna trova riscontro nell’immagine della Vergine dei mosaici medievali dell’Ursiana (mosaico ora all’interno delle collezioni museali) e nella Madonna Greca, splendido bassorilievo del XII secolo venerato nella Basilica di Santa Maria in Porto. 

La Vergine orante, dettaglio della croce di Agnello, foto d’epoca

Lungo i bracci della croce 40 clipei, 5 su ogni braccio, presentano la figura di santi a mezzo busto con il capo nimbato. 

Da ultimo vale la pena citare un passo tratto da Il Forestiere instruito delle cose notabili della città di Ravenna di Francesco Beltrami, che, nel ‘700, documenta l’uso liturgico di questa croce:

E’ degna parimente di osservazione una croce d’argento chiamata di S. Agnello (…) la quale si espone nelle Feste a cornu Evangelii dell’Altar maggiore, e portasi anche avanti al Clero in alcune Processioni, che si fanno d’intorno alla Chiesa”.

La croce di maestro Andrea

La croce processionale di maestro Andrea, splendido esempio di arte orafa, è opera del XIV secolo. Le immagini si articolano su due lati e presentano il Crocifisso e Sant’Apollinare, primo vescovo della chiesa ravennate della fine del II secolo. 

Sulla fronte, in alto, sopra al Crocifisso, è  la figura del Cristo benedicente con in mano il codice del vangelo. Una citazione evangelica accompagna l’immagine: “Ego sum lux mundi”, Io sono la luce del mondo. Alle estremità della croce, secondo una consueta iconografia, abbiamo le immagini dell’Addolorata, di Giovanni e, in basso, di Maria Maddalena. 

Il basamento presenta una significativa scritta che riassume il senso salvifico della croce di Cristo: 

Salve Crux XPI benedicta redemptio mundi, Salve o croce benedetta di Cristo, redenzione del mondo

La Vergine addolorata, dettaglio della croce di Maestro Andrea.

Altrettanto interessante è il retro della croce dove le immagini simboliche dei quattro evangelisti fanno da cornice alla figura del protovescovo. L’immagine di Sant’Apollinare, unito al mistero della croce, ricorda una immagine ravennate ben più famosa, ovvero quella che ancor oggi ammiriamo nel catino absidale di Sant’Apollinare in Classe. Il protovescovo, rappresentato in abiti liturgici e nella posa dell’orante, è associato, nella celebrazione del culto eucaristico, al mistero glorioso della passione, morte e resurrezione del Cristo. 

È sempre il Beltrami a documentarci un importante uso di questa croce all’interno della liturgia ravennate. Egli infatti ricorda come essa venisse esposta il Venerdì Santo sull’altare maggiore della cattedrale di Ravenna:

Un’altra croce dee notarsi, la quale si espone su l’Altar maggiore il Venerdì Santo”. 

La croce reliquiario della Sacra Spina

Questa croce processionale, che gli studi datano tra il XV e XVI secolo, si configura come un prezioso reliquiario; al centro dei bracci, all’interno di una teca, sono custodite due spine della corona di Cristo qui conservate per essere venerate dai fedeli. 

Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: Salve, re dei Giudei!” (Mt 27, 27-29).

Croce reliquiario della Sacra Spina, dettaglio

Preziose formelle polilobate alle estremità dei bracci della croce mostrano figure di santi e di sante. Sul recto esse sono eseguite a sbalzo, mentre sul verso sono decorate a niello. Alla base vi è un tempietto esagonale, di fattura raffinatissima dove, all’interno di nicchie conchigliate, sono santi e sante appartenenti all’ordine francescano. 

Giovanni Gardini

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