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Category: Articoli

Madonna greca

La figura dell’orante

Brevi note di iconografia per la festa della Madonna greca

 

«Donna, se’ tanto grande e tanto vali,/ che qual vuol grazia e a te non ricorre,/ sua disïanza vuol volar sanz’ali. /La tua benignità non pur soccorre/ a chi domanda, ma molte fïate/liberamente al dimandar precorre».

Dante, Paradiso XXXIII, 13-18

Pietro, Giuda e il tempo della misericordia

Una riflessione a partire da tre scene cristologiche in Sant’Apollinare Nuovo

Davanti al mistero della passione di Cristo una profonda insufficienza di amore accomuna Pietro, Giuda e tutti gli apostoli; un baratro di sfiducia e di incomprensione offusca il loro sguardo e li rende ciechi davanti al tempo della croce.

La cappella del Sancta Sanctorum nella basilica di San Vitale

Brevi note tra archeologia e agiografia Nella basilica di San Vitale di Ravenna la piccola cappella posta alla destra del

Il sarcofago dei Santi vescovi Esuperanzio e Massimiano nel Duomo di Ravenna, reliquie e reliquiari

Articolo edito in Libro Aperto, rivista diretta da Antonio Patuelli, Annali Romagna 2014, anno XXXV (XX), supplemento n. 1 al n. 75, pp. 37-40.

All’interno della Cattedrale di Ravenna sono custoditi tre splendidi sarcofagi bizantini, quelli maggiormente noti dei Santi Rinaldo da Concorezzo e Barbaziano posti all’interno della Cappella della Madonna del Sudore, e quello meno conosciuto dei Santi Esuperanzio e Massimiano reimpiegato come altare nella seconda cappella della navata sinistra.[1]

Presentazione al Tempio

La Presentazione del Signore al Tempio

La Presentazione del Signore al Tempio

La festa della Presentazione del Signore al Tempio o Festa dell’Incontro è una delle dodici grandi feste bizantine. I due nomi con cui è chiamata vogliono porre l’attenzione o sulla Purificazione della Vergine e l’offerta del Bambino al Tempio oppure, nel secondo caso, sull’incontro tra il vecchio Simeone e Gesù, tra l’uomo vecchio e l’Uomo Nuovo (Lc 2, 21-40).

MASSIMIANO ARCIVESCOVO DI RAVENNA

nel 1470° anno dalla sua consacrazione episcopale

Il 14 ottobre del 546, a Patrasso, Massimiano fu consacrato vescovo da Papa Vigilio per volontà dell’imperatore Giustiniano.

L’arcivescovo Massimiano, il ventisettesimo successore di Apollinare, sedette sulla cattedra episcopale ravennate tra il 546 e il 556 e, come ebbe a scrivere Giovanni Lucchesi, «divenne per le sue qualità uno dei personaggi di maggior rilievo in Italia nel sec. IV»[1].

Sant'Apollinare

Sant’Apollinare in Veclo

Brevi note sulla chiesa delle monache clarisse cappuccine di Ravenna

La chiesa di Sant’Apollinare in Veclo ha una storia antica. E’ un edificio che, stando agli studi, è datato al VII secolo[1]. L’anonimo autore del testo De inventione Corporis S. Apollinaris cita questa chiesa con l’appellativo in veclo per distinguerla dalla chiesa di Sant’Apollinare Nuovo[2].

Sant’Apollinare, primo vescovo di Ravenna

Sant’Apollinare, martire della fine del II secolo, è stato il primo vescovo di Ravenna. La sua festa liturgica, fin dall’epoca antica, è celebrata il 23 luglio.

Il più antico documento che parla di Sant’Apollinare risale a Pietro Crisologo, vescovo di Ravenna nella prima metà del V secolo; nel Sermone 128 Apollinare è ricordato come il primo vescovo della chiesa ravennate e martire: egli fu «l’unico che adornò questa Chiesa locale con l’eccelso nome del martirio». Pietro Crisologo definisce Sant’Apollinare buon pastore: «Ecco, è vivo, ecco, come il buon pastore fa sorveglianza in mezzo al suo gregge».

Gli apostoli nei monumenti di Ravenna tra V e VI secolo

Costante è la presenza degli apostoli nei monumenti ravennati di V e VI secolo. Essi sono rappresentati a figura intera oppure a mezzo busto all’interno di preziosi clipei; talvolta sono identificati con il loro nome, talora hanno il capo nimbato o reggono la corona della gloria. Alcuni di essi come Pietro e Andrea suo fratello, Giovanni e Paolo, sono riconoscibili per le particolari caratteristiche iconografiche che, già a partire dal III-IV secolo, iniziano a caratterizzarli.

LE SEPOLTURE DI RINALDO, BARBAZIANO E PIETRO PECCATORE A RAVENNA

Il culto e gli arredi funerari alla luce delle ricognizioni e dei documenti d’archivio

Il presente articolo è stato pubblicato in Studi Romagnoli LXIII, 2012, pp. 781-804

Più di un secolo è trascorso dal 1908, anno in cui la Soprintendenza ai monumenti – sollecitata da Corrado Ricci – rimosse i sarcofagi del beato Rinaldo e di San Barbaziano addossati lungo le pareti laterali della Cappella della Madonna del Sudore nel Duomo di Ravenna e quello di Pietro peccatore incastonato nella muratura di Santa Maria in Porto Fuori, per poterne studiare le parti postiche e l’arcivescovo Pasquale Morganti eseguì la ricognizione canonica dei santi corpi venerati[1].

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